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L’Europa sappia riscoprire e difendere il patrimonio cristiano

Nell'anno cluniacense, la citazione fatta dal Papa circa il movimento che al noto monastero si rifà acquista un rilievo particolare. Ecco il pensiero di Benedetto XVI.


Grazie al “grande movimento monastico” di Cluny – è in sintesi l’analisi del Papa – si formò “un’Europa dello Spirito” nelle varie regioni del nostro continente, come in Francia, Italia, Germania, Spagna e Ungheria. “Un successo assicurato – ha precisato Benedetto XVI – dalla spiritualità elevata, ma anche da alcune condizioni che ne garantirono lo sviluppo”. Tra queste, il Pontefice ha citato il fatto che i monasteri che facevano capo a Cluny erano “esenti dalla giurisdizione del vescovo e sottoposti direttamente a quella del Pontefice”. Proprio grazie a questo “legame speciale con la sede di Pietro” l’Ordine di Cluny poté mantenere e diffondere il suo “ideale di purezza e di fedeltà” evangelica, “senza alcuna ingerenza delle
autorità civili”.
Fra le caratteristiche della riforma cluniacense che hanno portato ad un “profondo rinnovamento della vita monastica”, il Papa ha menzionato la “tanta importanza” riservata alla liturgia.
“Per custodire e alimentare il clima di preghiera”, ha aggiunto il Pontefice, l’Ordine di Cluny “accentuò l’importanza del silenzio, a cui i monaci si sottoponevano volentieri, convinti che la purezza delle virtù a cui aspiravano richiedessero un intimo e costante raccoglimento”. I monaci cluniacensi arricchirono, infine, il calendario liturgico, inserendovi ad esempio la festività dei Defunti.

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